Fuori programma
05-03-2010 21.19.56 GMT+02Dr Jekyll and Mr HydeChi sviluppa software vive un conflitto irrisolvibile tra creatività e necessità di inquadrarsi in un processo di qualità

Faccio una breve pausa nella telenovela di aNobii per un excursus meditativo sulla professione dello sviluppatore di software...

Oggi, durante un meeting di lavoro con un potenziale cliente sono scaturite delle riflessioni che una volta uscito per andare a prendere la metropolitana si sono ulteriormente esplicitate e chiarite nella mia testa.
Ci rifletto da tempo, per cui non è per me un tema nuovo di meditazione ma, forse anche per mancanza di tempo, questi pensieri non hanno mai trovato una qualche organizzazione. Non ho comunque la pretesa di farlo qui ora, sono piuttosto degli appunti.

Il topic è la natura dello sviluppatore di software.
Non voglio lasciarmi andare ad elucubrazioni psicologico-filosofiche; queste riflessioni hanno lo scopo concreto, perlomeno per me, di migliorare la visione di come rapportarsi con un gruppo di sviluppatori al fine di ottenere prodotti di qualità.
Il tema di questa meditazione dà per scontato ciò che sostengo da sempre: ossia che non è sufficiente avere dei brillanti sviluppatori di codice per avere un buon prodotto finale.
Saper scrivere efficienti e robusti pezzi di software non è l'unica dote di un professionista del software con la "P" maiuscola. Piuttosto, la misura della professionalità è data, oltre che dalle ovvie capacità tecniche, anche dalla disponibilità ad integrarsi in un processo di qualità e, con l'aumentare dell'esperienza, contribuire possibilmente al miglioramento di quest'ultimo.

Tutto ciò richiede disciplina, inquadramento, metodo, organizzazione...cose che fanno a pugni con il cliché coincidente, almeno un po', con la natura tipica dello sviluppatore che, senza essere necessariamente un nerd trasandato od un estroso bohémien, ha una vena creativa soggetta a frustrazione ogni volta che deve essere incanalata in un processo i cui scopi vanno oltre il mero risultato funzionale: qualità, affidabilità, riusabilità etc...

Un valido professionista deve coltivare in sè queste due facce al limite dello sdoppiamento. Un Dr Jekyll ed un Mr Hyde che convivono e si bilanciano senza prevalere mai l'uno sull'altro; nel nostro caso, non c'è un dualismo positivo-negativo, bene-male, semplicemente un problema di controllo, meglio, guida dello slancio creativo senza provocare frustrazione.
Dove il metodo esercita un'azione di razionalizzazione ed inquadramento allo scopo di ottenere i requisiti considerati (a torto) collaterali di un buon software: documentazione del codice e di progetto, linee guida, strumenti di test, standardizzazione, procedure di deploy etc... Perchè questo accada, penso sia necessario raggiungere la consapevolezza (data anche dall'esperienza) che le metodologie e gli strumenti di qualità hanno uno scopo sinergico e non in conflitto con il risultato finale.

data modifica 05-03-2010 22.02.41 GMT+02

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